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I mari “fertili” per gli uragani

Dai satelliti le zone dell'Atlantico più a rischio

energia cicloni

Tutti i cicloni tropicali, e quindi in particolare anche gli uragani che si formano nell’Atlantico, trovano nel calore fornito dagli oceani l’energia necessaria a svilupparsi e intensificarsi. Assai spesso per determinare la capacità di un tratto di oceano fornire energia (sotto forma di calore) all’atmosfera, e di innescare quindi la formazione di un ciclone tropicale, vengono utilizzate le sue temperature superficiali (SST – Sea Surface Temperatures), benchè in realtà queste violente tempeste si intensifichino raccogliendo calore da tutta la colonna d’acqua che si estende dalla superficie fino alle profondità a cui la temperatura è di almeno 26 gradi.

Per tale motivo il AOML (Atlantic Oceanographic and Meteorological Laboratory ) della NOAA ha di recente analizzato l’Oceano Atlantico utilizzando sia i dati di temperatura superficiale che di altezza del livello del mare (acque più calde occupano un maggiore volume e tendono quindi a “rigonfiare” la superficie del mare) raccolti dai satelliti al fine di determinare quanta energia sia disponibile per lo sviluppo degli uragani nelle diverse regioni di questo bacino. Le regioni in cui la colonna di acqua sufficientemente calda (almeno 26 gradi) si spinge più in profondità, cosiccome quelle in cui la temperatura marina superficiale è maggiore, sono in grado di fornire maggiori quantità di calore da utilizzare poi per la formazione dei cicloni tropicali: costituiscono insomma importanti serbatoi per lo sviluppo degli uragani.

Nell’immagine in particolare sono descritte le analisi dei ricercatori del AOML relative al giorno 17 agosto, con l’energia disponibile per gli uragani che è riportata in KJ/cm2 (kilo Joule per centimetro quadrato) ed è evidenziata dalle aree colorate di rosso: più intensa è la tonalità del rosso, più in profondità si estendono le acque calde e maggiore è quindi la capacità dell’oceano di alimentare eventuali cicloni tropicali.

© Andrea Giuliacci – 23 agosto 2010


 
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