I raggi solari in spiaggia
Arriva l’estate, il sole, le vacanze, la tintarella, ma anche gli eritemi, le scottature, l’invecchiamento della pelle e il rischio di melanomi. Infatti, se da una parte i raggi solari aiuta a sintetizzare la vitamina D, combatte il rachitismo e la depressione, fa bene a livello psicologico e stimola la produzione di endorfine, dall’altra l’abbronzatura non è altro che un’autodifesa della pelle per proteggersi dai raggi solari e in particolare dai raggi ultravioletti (UV-A, UV-B e UV-C), capaci di produrre insidiosi danni alla pelle.
Gli UV-A ad esempio possono entrare in profondità nel tessuto, distruggendo il collagene, l’elastina e i piccoli vasi e invecchiando di conseguenza la pelle. Gli UV-B invece sono capaci di penetrare nel nucleo delle cellule dell’epidermide e di mutarne, grazie alle grandi quantità di energia che trasportano, il DNA: in questo modo possono potenzialmente indurre anche dei tumori cutanei. La necessità di proteggersi dal sole è quindi fondamentale. Ma è sufficiente mettersi sotto l’ombrellone o indossare una maglietta? La risposta purtroppo è no, perché i raggi solari possono attraversare anche i tessuti. Indossare una maglietta di cotone è come spalmarsi una crema di fattore 5 e più la trama dei tessuti è larga più il “fattore di protezione” diminuisce. Inoltre quanto più il tessuto è chiaro, tanto minore è la sua capacità di trattenere la radiazione.
Inoltre, come già accennato anche rimanere al riparo sotto l’ombrellone non fornisce un’adeguata protezione perché la radiazione solare viene efficacemente riflessa dalla sabbia e quindi aggira facilmente l’ostacolo. E che dire dei costumi in nylon e lycra? Se bagnati, sono completamente “trasparenti” alla radiazione solare: insomma, è come rimanere nudi di fronte al cocente sole. La prima regola per evitare alla nostra pelle i danni temporanei (scottature) o permanenti (macchie o tumori) da parte dei cocenti raggi solari estivi resta quindi sempre la stessa: utilizzare con costanza le creme solari, in qualsiasi momento della giornata.
E attenzione: fino a pochi anni fa difatti si riteneva che fosse sufficiente evitare le ore centrali di giorno e utilizzare una buona crema solare, mentre recentemente si è scoperto che ancor più importante del momento dell’esposizione è il tempo di permanenza al sole. Insomma, mai troppo sole, neanche se si tratta di quello serale o del primo mattino.
© Andrea Giuliacci – luglio 2010