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METEO E STORIA - PUNTATA 18

La morte Nera sulle ali della Piccola Era Glaciale

Peste nera

Dopo secoli di clima mite e raccolti abbondanti, che favorirono un notevole sviluppo demografico, nell’ultima parte del Medio Evo in più di un’occasione gravi epidemie falcidiarono la popolazione europea. La più letale e devastante di queste pestilenze è quella che, nota come “Morte Nera”, a metà del XIV secolo uccise circa un terzo della popolazione del Vecchio Continente. Scatenata dal batterio yersinia pestis, già agli inizi del secolo la malattia era probabilmente presente, in piccoli focolai, nell’arida regione del Deserto dei Gobi, da dove pare si sia originata. Improvvisamente però, tra il 1332 e il 1338, la pestilenza uscì dai confini di quell’arida regione e si diffuse in gran parte dell’Asia Centrale, fino a raggiungere nel 1346 anche l’India e la Cina.

Nel 1347 il contagio fece la sua comparsa anche alle porte dell’Europa, nella città di Caffa assediata dalle orde mongole: ai tempi la località era un importante scalo commerciale genovese in Crimea, e furono proprio le imbarcazioni della Repubblica di Genova a trasferire l’epidemia da qui fin nel cuore del Vecchio Continente. Con le navi genovesi difatti si spostarono anche i topi, passeggeri clandestini che davano ospitalità alle pulci che trasportavano il micidiale batterio. Tra il 1347 e 1352 la peste uccise in Europa circa 100 milioni di persone, e dal Vecchio Continente si diffuse, attraverso i porti sul Mediterraneo, anche a gran parte dell’Africa Settentrionale e Centrale, dando vita a una delle più grandi pandemie della Storia.

La Morte Nera in effetti trovò nel clima, e in alcune sue anomalie, l’alleato necessario per diffondersi attraverso tutto il Mondo conosciuto. Nella prima metà del 1300 difatti in tutto il Pianeta il clima cominciò a cambiare profondamente: stava iniziando la Piccola Era Glaciale, il lungo periodo di freddo e tempo instabile che tra il XIV e il XIX strinse d’assedio la Terra. In particolare a causa del raffreddamento dell’atmosfera l’Asia Centrale, prima caratterizzata da un clima piuttosto mite che tra l’altro assicurava regolari e preziosissime piogge, si trovò improvvisamente ad attraversare un periodo assai siccitoso, che spinse le popolazioni nomadi delle zone più interne a cercare altrove i verdi pascoli indispensabili per il bestiame, dando così avvio alla diffusione della malattia su grande scala.

La vastità dell’Impero Mongolo e i frenetici spostamenti al suo interno portarono poi la pestilenza fin alle porte dell’Europa, ma fu nuovamente il clima a rendere il nostro continente estremamente vulnerabile al contagio. A metà del XIV secolo difatti la popolazione europea era indebolita e stremata da ricorrenti carestie, scatenate da primavere sempre più fredde e da estati insolitamente fresche e piovose, che avevano guastato con frequenza i raccolti: non a caso proprio in Europa Meridionale, sede dei primi focolai di peste nel Vecchio Continente, il 1346 e il 1347 furono annate di grave carestia.     

© Andrea Giuliacci – Agosto 2010


 
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